Visualizzazione post con etichetta passeggiate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta passeggiate. Mostra tutti i post

12 ottobre 2011

Jean Fabry à Paris

Prima o poi sarebbe dovuto accadere. Lo spirito di Giovanni Fabbri, in arte Jean Fabry, si è posato infine sulla Ville Lumière. Quale meta più giusta per l'anima del misterioso chansonnier che divenne anni or sono la musa dei Jean Fabry?
L'inetichettabile band di Russi (RA) – che per i più attenti dei nostri 25 lettori non ha più bisogno di presentazioni – si è esibita a Parigi per ben tre giorni di seguito.
Il venerdì, nel quadro intimista del Bistrot littéraire des Cascades, nel cuore del 20ème arrondissement, i nostri hanno deliziato lo stranito pubblico con un'esibizione che aveva il sapore di un concerto a sorpresa (un surprise gig, come si dice in gergo). Tra applausi sentiti e i fischi di un albionico ubriacone, i Jean Fabry in formazione acustica volante hanno egregiamente affrontato il loro debutto parigino con un un apéro-concert. Da Gilbert Bécaud ai pappi dei pioppi (nella foto è immortalato il momento botanique del concerto), chiudendo addirittura con Stringi le viti di tanto in tanto.
Sabato sera, alla Festa del libro e delle culture italiane (Espace des Blanc Manteaux, in pieno Marais), è stata la volta della presentazione del CD dei Capra&Cavoli Ambarabàcidicocò, pregevole manufatto artistico-musicale che ha ricevuto l'ambito premio Soligatto. Dai Capra&Cavoli sono poi nati i Jean Fabry, ma questa trasformazione da Jekyll a Hyde non è che si sia notata molto, a riprova del fatto che la vena  stralunata/demenziale degli uni non è poi così distante dalle filastrocche degli altri. L'annunciata metamorfosi ha però tratto in inganno qualcuno: un gruppo di amici è arrivato verso la fine dicendo: ma come? Noi siamo venuti ora per i Jean Fabry! No, guarda, veramente sono lo stesso gruppo e hanno quasi finito...
In ogni caso siamo riusciti a trascinarli in bis e tris vari tra il francese (Le poète, Jean Fabry), l'italiano (Rotoballe, Cento, Punk Mentale) e il romagnolo (E zir de clomb).

Domenica mattina, i Capra&Cavoli con Gianni Zauli e Laurence Barthomeuf (curatori del libro) hanno animato una simpatica sessione con i bambini veri. Tra le filastrocche tradizionali (Pimpirulìn, Uno due tre, un'incredibile versione mancuniana di Sotto il Ponte di Baracca) e originali (Ti dico una cosa, l'inedito Tritone, l'ormai tormentone Il Camaleonte che ha riscosso gran successo), i bimbi italo-francesi si sono divertiti un sacco: gli occhialini di pappi, i tubofoni di Marlo e la faccia di Antonio hanno fatto il resto.
Nonostante conti molto il fattore biografico (Antonio mi ha confessato: «facciamo filastrocche perché abbiamo una bambina di sei anni; quando ne avrà sedici ci metteremo forse a fare disco-music»), credo che il ritorno all'infanzia sia un buon antidoto alla perdita di senso causata dall'attuale eccesso di informazioni.
Così non è un caso che anche l'ultimo – geniale – disco di Philippe Katerine abbondi in filastrocche strampalate, lallazioni, ecolalie.

Sono stati tre giorni intensi. Piegando due leggii e avvolgendo il cavo della pedaliera Korg di Antonio, mi sono anche guadagnato il titolo di roadie dei Jean Fabry: roba che non tutti possono vantare nel proprio curriculum. Ma credo che rimarrò nella loro memoria più per la tarama, l'hummus, il caviar d'aubergine, i felafel e il pastrami di Marianne.
E il cerchio si è chiuso, come un zir de clomb, comme un tour de pigeon.

11 maggio 2010

LCD Soundsystem, live @ Bataclan, 9/5/2010

Malgrado fosse l'ultima data di un mini-tour europeo (la seconda di seguito al Bataclan, aggiunta dopo un sold-out a tempo di record) e la voce di  James Murphy non fosse proprio all'altezza ("I'm sorry, but my voice, it's fucked up!"), durante un'ora e quaranta minuti filati lui e i suoi straordinari musicisti non si sono risparmiati neanche un po'.
Il concerto ha rappresentato per me una piccola sorpresa: quando li ascolti su disco, hai l'idea di un qualcosa di potente ma un po' freddo, preciso, studiato a tavolino. Ed ecco che dal vivo riescono a ricreare il ritmo metronomico della produzione in studio ma con più passione, più calore, più ritmo, aggiungendo un cuore pulsante alla perfezione della macchina quasi robotica.  La panza del simpatico e paffuto James Murphy, insomma, ha partorito un vero live, un grandissimo concerto roccherroll (poche tastiere, una batteria devastante, percussioni a strafottere, doppio basso in qualche pezzo), con tanto di pogo (daft punk, pow wow), litri di sudore, stage-diving, e momenti di panico punk (una versione assassina di movementdocumentata nell'ultimo reperto video) affrontati con coraggio dalla seconda fila sotto il palco. Roccherroll is here to stay.


8 maggio 2010

Pavement + The National, live @ Zenith de Paris, 7/5/2010

Camicia di flanella e let's do the time warp again. In uno Zenith strapieno, ieri sera, come se il tempo non fosse passato. Bravi pure i National, che mi aspettavo più mosci e invece dal vivo roccheggiano niente male.



8 marzo 2010

Soirée branchée

[tr.: serata alla moda.]
Francesca ha vinto su internet un invito per l'inaugurazione dell'ennesima boutique di jeans in Rue des Rosiers (ogni tanto lo spam si rivela utile). Organizza l'evento la rivista Les inrockuptibles, con due concerti + dj set. Che si fa? Non ci si va? Venerdì sera partiamo dunque verso il Marais. Ovviamente si mangia prima: il concerto è alle 8, che vuoi fare? Rimanere morto di fame fino alle 10? Giammai. Quando arriviamo lì, mi rendo subito conto di quanto non siamo adusi a cotali happening: l'inaugurazione prevedeva infatti ricco e ottimo buffet. Da vero cialtrone (e anche un po' pezzente), ho immediatamente rimpianto il triste toast al prosciutto ingurgitato in piedi prima di uscire. Ma à la guerre comme à la guerre: facendo finta di essere affamato (sai che sforzo!), mi lancio sulle tartine made in Lustyk, uno dei migliori traiteur yiddish di Parigi. Canapé di aringhe, vol-au-vent al salmone e – il pezzo forte – mini-bagels al pastrami, cipolla, cetriolini in agrodolce e crema all'aneto: una vera delizia, come la torta di mele alla cannella servita alla fine. Sul fronte bevande, invece, uno champagne un po' troppo brut per i miei gusti e un californiano truciolato in caraffa. Ma tant'è: à cheval donné on ne regarde pas la bride. Il locale è strapieno e fornito di un buon numero di fighetti (pare che oggi si chiamino hipsters, mi suggeriscono dalla regia). Tra un tramezzino e l'altro, fioccano i commenti sull'abbigliamento, soprattutto sulle scarpe, e sulla moda nefasta che lascia sporgere solo il ditone del piede, magari con l'unghia lunga (– orrore – esclama Franz) e/o – peggio ancora – le calze. Ma io condivido solo superficialmente la sua ossessione, poichè mi è mancata l'infelice adolescenza tedesca fatta di continue e reiterate sottomissioni alla tortura delle birkenstock coi calzini (buon soggetto per un post, d'altronde, se un giorno si deciderà a scriverlo).
Nel terzo tempo, iniziano i concerti. Il primo gruppo è formato da quattro adolescenti [!] francesi, gli Elephanz, che suonano un poprockettino un po' Muse, un po' non so. Niente di che. Bravi invece i londinesi Chew Lips, trio electro-rock che si produce in uno spettacolo molto piacevole. Bella la voce della cantante, oscillante tra Bowie e Róisín Murphy dei Moloko. Alle 22 e 30 finisce tutto. Una dj spuntata dal nulla, che somiglia tanto ad un fumetto, inizia a mettere i dischi. Parte Common People dei Pulp.
– Uh, madonna: ma quanti anni son passati?
– Tantissimi. Ero ancora giovane, e andavo a ballare alle feste...
– [...]
– Si è fatta una certa. Che si fa? Si va?
– Andiamo, va'.

16 novembre 2009

È solo un tic nervoso sul lato sinistro della testa

Fake conversations on a non-existent telephone
Like the words of a man who spent a little too much time alone
I don't want to spend too much time alone

Ascoltare il genio di Andrew Bird mentre fischietta, pizzica il violino, campiona tutto insieme e poi canta le sue filastrocche su Imperi Sciti e inutili valigette ventiquattr'ore dell'Halliburton, in preda al suo lieve autismo, saltellando fuori tempo su un piede solo come un folletto ubriaco, è stata una vera delizia. Assistere alla grazia di quest'uomo, che passa con assoluta confidenza e umiltà dalle sviolinate malinconiche del suo ultimo, bellissimo disco (Noble beast) ad un'esilarante versione in francese della canzone di Kermit la Rana "Bein' Green" (diventata "C'est pas facile d'être vert" - qui la versione in un concerto a Montréal), ad un duetto con la tuba di Benjamin Jaffe della Preservation Hall Jazz Band in due classici del Delta: Shake it and Break it e Goin' home, è stata una meraviglia. Di gran lunga il più bel concerto di quest'anno.





PS: per apprezzare appieno Andrew Bird al di là dei nostri filmatini iperlowfi, andate a dare un'occhiata a questo mini-concerto su arte.

14 novembre 2009

Flower Power

Una bellissima Citroën Ami 6 del 1969, di proprietà dell'Artisan Fleuriste, in pieno Marais.



Rue Vieille du Temple, Paris 3e


30 ottobre 2009

Joseph Arthur, Café de la Danse, 16/10/2009

10 minuti prima dell'inizio del concerto:
- Ma lui non è quello che si è ammazzato, vero?
- ?

- No, perché li confondo sempre. Com'è che si chiamava quell'altro?

- Vuoi dire Elliott Smith?
- Ecco, Elliott Smith.

- No. Questo è Joseph Arthur.
- Ah.

Gli ho invidiato parecchio i capelli e le chitarre (1 Les Pauls, 1 Lucille e 2 Gibson acustiche, di cui una 12 corde). Momento più bello del concerto: alla fine di un pezzo, distorsori al massimo, ha iniziato a strappare le corde della chitarra acustica una ad una, estraendone un gentile frastuono.




15 ottobre 2009

The Thermals, Point Ephémère, 14/10/2009

We were sick, sick in the brain
Too young to kill, too old to contain
Stick out our tongue catchin' the acid rain
We were high
We were alive
We were sick.

Tre anni dopo, i Thermals ritornano al Point Ephémère.
Con una chitarra in meno, il power trio di Portland si riconferma un grande gruppo. Il concerto è stato bellissimo, i pezzi tirati, veloci, compatti. La mancanza della seconda chitarra è stata ampiamente compensata dal basso ipercompresso di Kate e dal nuovo, bravissimo, batterista. Ascoltandoli dal vivo, mi sono un po' ricreduto sul loro ultimo album che mi aveva piuttosto deluso: anche se non raggiunge i livelli di The body the blood the machine, non è un brutto disco. La scaletta non ha privilegiato l'ultima uscita, pescando a piene mani dai pezzi "storici" dei loro primi album (It's trivia, A passing feeling, Our Trip, Every Stitch, How We Know) e chiudendo il bis con una notevole cover di 100% dei Sonic Youth. Chapeau.

PS: non me ne ero mai accorto prima, ma il cantante somiglia un po' al Capitano Jack Harkness...

PPSS: Seguono due reperti assolutamente lo-fi ai limiti dell'audibilità, captati dai ns. avveniristici strumenti tecnologici.




5 settembre 2009

Laurie Anderson + Lou Reed

The Yellow Pony and Other Songs and Stories, Salle Pleyel, 4/9/2009.
Concerto bellissimo, a tratti commovente. Alle poesie/canzoni di Laurie Anderson (che giocava con la sua voce: inquietante una versione distorta da un effetto darth vader) si alternavano i classici di Lou Reed e dei Velvet. Una grande "Pale Blue Eyes", una velvetiana "Halloween Parade" - dove nella sarabanda finale Laurie incarnava insieme sia la voce di Nico che la viola di Cage - una struggente "Romeo had Juliet".
Verso la fine del concerto, in una jam strumentale si è unito un tizio che faceva suonare il suo sassofono come se fosse dieci strumenti diversi, martellando i tasti a velocità astronomiche. Il sax di John Zorn, ospite del duo, ha accompagnato anche l'ultimo bis, una magica "I'll be your mirror".
Cosa chiedere di più? Un secondo bis che purtroppo non c'è stato. Dopo gli applausi finali, i musicisti escono di scena. Lou Reed è l'ultimo, si attarda. A un metro dall'uscita si ferma nella penombra, si gira verso il pubblico e alza i due indici al cielo, come per dire: io sono leggenda. La sala viene giù con fischi e altri applausi. Rock'n'Roll will never die.
La Salle Pleyel è piuttosto rigida sul divieto di video e foto: vi dovrete dunque fidare di questa recensione e accontentarvi della foto che Franz ha scattato durante la sessione di dediche alla fine del concerto.

6 aprile 2009

Un museo al mese. Gratis/2

Musée National du Moyen Age, Hotel de Cluny, Paris, 5e

Museo minore, certo, ma val bene una visita. Se poi è la prima domenica del mese e il museo è dunque gratuito... E comunque sempre meglio che fare tre ore di fila davanti al Musée d'Orsay.
Il pezzo più bello, probabilmente, è La Dame à la licorne (infotografabile). Quest'angelo trombettista si è lasciato invece ritrarre senza problemi.


Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano:
"Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli".
Allora i ventiquattro vegliardi seduti sui loro troni al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo:
"Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra".
Apocalisse di Giovanni, 11, 16-18.

10 settembre 2008

Un museo al mese. Gratis.

Al museo dell'Orangerie ci stanno le famose ninfee di Monet, va bene. Ma non provate ad andare via prima di aver visitato la piccola (ma nutrita) collezione Paul Guillaume che sta nel sotterraneo.

Il quadro più bello è senza dubbio il Novo Pilota di Modigliani. Sul resto del podio, le opinioni mie e di Francesca divergono: per me, medaglia d'argento a
C
ézanne, per il suo Dans le parc de Château Noir (che ha battuto di pochissimo il Paysage au toit rouge ou Le Pin à l'Estaque); bronzo a Les maisons di Soutine (per quanto pure i suoi avicunicoli sgozzati... brr...). Menzione speciale collettiva a Matisse.

Per Francesca, l'argento va invece al Portrait de Mademoiselle Chanel di Marie Laurencin e il bronzo alla Grande Baigneuse di Picasso, a pari merito con Les maisons di cui sopra. Menzione speciale a La barque et les baigneurs di Cézanne.

Ogni prima domenica del mese i musei statali in Francia sono gratis, ma non sperate di entrare all'Orsay senza sciropparvi un'ora buona di fila (se vi va bene). L'Orangerie, dunque, o il sempreverde Louvre (se fate più di un minuto di fila, peggio per voi: non avete letto le guide giuste). Oppure... fra un mese circa un altro suggerimento.

10 giugno 2008

Sulla tomba di Jim Morrison

Al cimitero del Père Lachaise, la tomba del Re Lucertola attira ancora oggi fiumi di giovani da tutto il mondo, buona parte dei quali, dopo essersi raccolti sulla lapide dell’adorato idolo (?) e fatto qualche due o trecento foto della stessa, non possono esimersi di lasciare una parola, un ricordo, un ex-voto qualsiasi per testimoniare a se stessi e al mondo che “sono stati lì”. Ma visto che da un po’ di tempo la sepoltura è stata transennata dall’amministrazione (rendendola ancora di più simile ad un palco postumo – e spesso qualche impiegato municipale in uniforme staziona pure nei paraggi, curiosa figura di security post-mortem), i messaggi vanno ormai vergati sulla cappella dell’ignaro vicino - morto anni prima di Jim - che mai avrebbe pensato di ospitare sui muri della sua eterna dimora siffatto “Libro d’oro”, tale florilegio di condoglianze, del quale si riportano qui di seguito i passaggi più curiosi, stilati nella lingua che – ahimé – fu quella di Dante.

A Betty va indiscutibilmente il nastro d’argento della poesia: «Jim, dio del rock e dell’amore, per sempre nel mio cuore» (ad essere puntigliosi, mancherebbe un “fiore”, ma pazienza).

Kinga Marta aveva un sogno e l’ha realizato: noi siamo contentissimi per lei e sottoscriviamo il rock and roll forever.

Alessia manda un messaggio a Jim che ci sembra, però, molto confuso: «x Jim. Ti troverò, ovunque tu sia… e, forse, ti ho già trovato! ASPETTAMI!».

Chi non è per niente confuso, invece, è l’anonimo del 28/2/08, che ha già trovato di sicuro il Morrison e lo saluta come fosse un suo vecchio amico: «Jim, ci si vede».

Penny S. da Palermo, ci lascia con un atroce dubbio sull’uso della punteggiatura: «Ciao James. Saluti da Palermo. 6 un grande?» Ai posteri l’ardua sentenza.

Da Bagheria abbiamo un semplice «Grande Jim!», seguito da un «W l’Italia» (e visto che c’erano potevano pure metterci un «Forza Juve», un «Alé ragazzi!», un «Siamo i campioni del mondo», che in Gallico suolo ci sta sempre bene).

Dalle Alpi alle Piramidi, dalla Sicilia alle Tre Venezie, un altro maschio messaggio marziale insegna ai barbari incolti il tono dell’alta lingua della Nazione che già fu due volte Impero: «5a A Portogruaro. Rende Onore!» (A chi? Al camerata James Douglas Morrison? Grande è la confusione sopra le tombe, di questi tempi…)

Dopo un’anonima che «C’è l’ho fatta. Sono venuta a trovare Jim» e l’sms collettivo: «Vivi la vita cm 1 lungo viaggio ma nn dire mai “sn arrivato”», firmato: Ale, Vane, Vivi, Illy, Kiki, Sasa, Giò, chiudiamo con il premio sincerità & onestà intellettuale assegnato all'unanimità a Sergio from Sicily, che dichiara il 10/04/08: «Non ti conosco ma mi 6 simpatico».

Beh, sarà di certo la vecchiaia che mi spinge ad una distaccata ironia: ai miei tempi, se le stelle non avessero congiurato per farmi saltare la gita a Parigi di quinta liceo, sicuramente anch’io sarei venuto a raccogliermi sulla tomba di Jim. E forse avrei lasciato anch’io un ex-voto, magari una citazione a caso presa da una sua canzone (già allora me la tiravo), magari qualcosa del genere. Di sicuro, però, non avrei fatto come Erika, la quale (insieme a Vale) ha avuto la sfacciataggine di scrivere sulla tomba di Oscar Wilde (altra star del Père Lachaise) «Spero ke mi porti fortuna fare la tesina su di te!!!»

Cara Erika, spero tanto ke il tuo (o la tua) prof ti abbia rimandato: la prossima volta la tesina falla su Moccia, forse ti porterà più fortuna.

No, dai, sono troppo cattivo: almeno il congiuntivo l’hai azzeccato! LOLLLL!!!!!!

25 maggio 2008

Il cielo sopra Parigi

Parc de Belleville, una giornata di temporali estivi in primavera.


wisteria villa seurat


Rue du Transvaal, un arc-en-ciel (anzi due).

arcenciel.jpg

16 maggio 2008

Il gigante Isoré

isore.jpg

C'era una volta, tanto tanto, ma tanto tempo fa, quando ancora la gente credeva ai miracoli e faceva centinaia di chilometri per adorare cadaveri imbalsamati dalle proprietà taumaturgiche, un gigante di nome Isoré, re di Coimbra, nel Portogallo. Questo gigante, alto come tre uomini, era un po' birichino ed aveva strane abitudini: gli piaceva stare nascosto nella foresta che arrivava fino alle porte di Parigi. E che faceva, il nostro Isoré, acquattato nella foresta alle porte di Parigi? Aspettava i pellegrini in partenza per Santiago de Compostela e zompava loro addosso, spaventandoli a morte (il birbone!). A volte li derubava (era un mondo difficile, anche per i Re alti come tre uomini), raramente li uccideva (ma solo quelli proprio antipatici antipatici...). Era forse un modo per dissuadere la gente ad intraprendere il periglioso cammino?
Com'è, come non è, il Re venne a conoscenza delle gesta del gigante e decise che non avrebbe tollerato più oltre codeste malefatte: convocati i suoi migliori cavalieri, li mandò ad uccidere Isoré. Ma il terribile gigante ebbe la meglio sui cavalieri del Re, e fu lui ad ucciderli tutti. il Re, disperato, mandò allora a cercare il Prode Guglielmo d'Orange, che si era ritirato in un eremo delle Cévennes, in meritato riposo dopo aver passato una vita a fare a pezzi innumerevoli infedeli saraceni di Franza e Spagna. Il Prode Guglielmo accetta il delicato incarico e, dopo una lunga e feroce battaglia, decapita il nostro Isoré: ma il gigante è troppo grosso e pesante per portarlo via: il popolo accorso per assistere allo scontro, decide di seppellirlo sul posto. Il luogo verra chiamato, la "via della Tomba di Isoré", che col tempo diventerà l'attuale Rue de la Tombe Issoire (XIV arrondissement).

La Mairie del XIV arrondissement, insieme alla scuola materna di Rue de la Tombe Issoire, ha programmato un progetto educativo su questa leggenda con gli allievi, i professori e una scultrice, Corinne Beoust. E che scultura decidono di piazzare sulla scuola, forse quella del Prode e in odor di santità Guglielmo d'Orange, che giustamente castigò il cattivo Isoré, così come aveva fatto con gli infedeli saraceni? Ma neanche per idea! Questi matti di Francesi decidono di onorare con una statua (anche se di cartapesta) proprio il gigante, il cattivo, il bandito che attaccava i santi pellegrini!
Urge immediatamente messa di riparazione in onore di Guglielmo d'Orange (per l'appello, scrivere alla Nunziatura apostolica di Parigi, 10, Rue du President Wilson, 75016).

5 maggio 2008

Primavera, balades en ville.

Se bazzicate nel XIV arrondissement cercate di fare un salto in Villa Seurat (XIV arrondissement): si trova uno dei glicini più belli di tutta Parigi (e alcune casupole niente male). Aromaterapia assicurata, basta affacciarsi alla finestra. La maggior parte delle case della via furono costruite dall'architetto André Lourçat per ospitare i suoi amici pittori (tra gli altri, vi abitò Chaïm Soutine).

wisteria villa seurat

Continuando lungo Rue de la Tombe Issoire, dalle parti del Parc Montsouris, passaggio d'obbligo attraverso la Square de Montsouris, una viuzza privata (rarità a Parigi) bordata di antiche case popolari, poi divenute abitazioni di artisti, ora case di gente col fric (che c'est sempre chic). In un paesaggio da Hansel & Gretel, un'unica eccezione: la scatolona che fmontsourisa angolo con Avenue Reille costruita da Le Corbusier per il suo amico pittore Ozenfant.

Qualche via più in là, casupole amene anche in Rue du Parc Montsouris (una villa d'annunziana con tanto di cipresso, voliera e torrette ottagonali).
Sempre nei dintorni, in Rue Georges Braque, nell'atelier che fu del grande pittore ci abita ancora il nipote: scambiando due chiacchiere con un vecchio parigino loquace (esistono, esistono...) abbiamo scoperto che il vegliardo vive rinchiuso nella casa piena zeppa di quadri del nonno e pare che non faccia entrare nessuno: Psychokiller, qu'est-ce que c'est...