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11 maggio 2011

Piano piano
Una playlist pianistico-roccherrolla



Questo blog è rimasto per troppo tempo senza musica. Oddio, potete riascoltarvi cento volte la versione dei NOFX di Aux Champs Elysées cliccando qui a lato su Télépaname (io lo faccio tutte le mattine), ma è ora di cambiare un po' aria. Per questo voglio condividere con i nostri ventiquattro lettori e mezzo una playlist roccherrolla dove il piano è protagonista incontrastato. Sì, perché hai voglia ad aver amato le chitarrone punkettone da giovane: con la vecchiaia capisci che pure il pianoforte roccheggia alla grande. Rivaluti allora pezzi che magari avevi lasciato in soffitta, scartandoli dalle compilescions di gioventù, e metti tutto insieme in una roba che ricorda muxtape (solo che ora si chiama opentape e ci vuole un server dove parcheggiare le canzoni).
Il risultato è Piano Piano, leggera paginetta web sulla quale potrete ascoltare questo primo opentape (forse ne seguiranno altri, forse no), mentre ruminate sul perché, tanti anni fa, avete abbandonato quel corso di pianoforte. D'accordo, il solfeggio era la cosa più noiosa del mondo e i vostri amici intanto giocavano a pallone per strada, ma forse sarebbe stato il caso di insistere e avreste cambiato la vostra vita...
I pezzi sono 22, totalmente arbitrari e non esaustivi del vastissimo programma (ora che ci penso, non ho messo neanche un pezzo di Vinicio Capossela, che qualche mese fa ha dato un bellissimo concerto di San Valentino alla Cigale, stracolma di espatriati italiani).
Tra classiconi e qualche chicca ripescata qua e là, mi pare in ogni caso un discreto inizio.
Buon ascolto.

26 luglio 2009

Tutankhamon Playmobil

In esposizione (e in vendita) da Harrod's
(ci sono ancora parecchie foto londinesi: un'accurata selezione sarà pubblicata alla rentrée)

8 gennaio 2008

25 agosto 2007

La rentrée

Piove, tempo grigio e non si arriva manco a venti gradi centigradi. Non è il massimo, ma dopo il mese appena trascorso, solo adesso mi sembra di stare in vacanza. Il definitivo abbandono del domicilio italiano ha preso più tempo e fatica del previsto: tra burocrazie, recupero (invano) di crediti, secchi di vernice, mobili e pacchi a non finire, siamo riusciti a non fare nemmeno un giorno di mare. Incredibile, no? Ma da lunedì ritornerò in piscina: vuoi mettere quel bel profumo di cloro che ti sale su per le narici?

Per la verità, al mare ci siamo stati un pomeriggio, ed è stato forse l'unico momento di vero relax di tutta la "vacanza". Siamo stati tra Ortona, Orsogna e Pretoro (presepe schiacciato sui monti, dove abbiamo visto Ariane Ascaride mangiare cinghiale nei piatti di plastica), tra l'Adriatico e la Maiella, ospiti del Capitan Cerretano e della sua Lanaverre 590. Non ero mai stato in barca a vela, e in quelle poche ore mi sono divertito come un matto: fido prodiere agli ordini del capitano, ho cazzato e lascato, virato e manovrato come un vero lupacchiotto di mare: se non ci credete, qui trovate le foto di Francesca, che ha immortalato l'evento. Dell'impresa esiste anche un video, e visto che su youtube ci sono chiens et cochons, prima o poi...

Io invece ho beccato questa perla dietro al Lido Saraceni, a Ortona:


Cercando di capire il significato recondito del cartello, per qualche attimo mi sono immaginato di tutto: Padre Pio che impasta le mozzarelle di bufala, Padre Pio che appare al mozzarellaro di bufala e gli impartisce la remissione di tutti i peccati e gli guarisce la gotta, astuti e creativi artigiani che producono mozzarelle di bufala a forma di Padre Pio, treccioni di bufala affumicati da appendere come ex-voto...
La soluzione era invece più semplice e stava dall'altra parte del camion:



Le mozzarelle di bufala sono di "San Giovani Rotònto" (pronunciate con l'accento giusto, mi raccomanto); per quelli più duri, poi, c'è anche un'ulteriore spiegazione: "padre virgola pio".

Amen, e buon appetito.

16 marzo 2007

La coppia di pesci martello in cristallo che ho sempre sognato

E' in cima alla mia lista di nozze, che forse saranno un pacs, oppure anche niente.

Come dice?
Un dico?
Ma, dico, scherziamo?
Piuttosto un pacs alla messicana!

PS: Ma si fanno le liste di pacs?

PPSS: Occhio che questo, insieme al negretto vestito di bianco che regge un lampione (eh, purtroppo è difficile a fotografarsi perché sta in fondo al negozio!), è il pezzo forte della lista, dunque toccherà a uno dei due testimoni (all'altro, ovviamente, il negretto).

Scherzi a parte, questa botteguccia è reputata all over the world e, come i migliori, ha sedi a Tokyo, Roma, New York e Londra... Girando sul web ho scoperto che il suo fondatore è di origini veneziane (in effetti, a guardar bene si sarebbe dovuto sospettare un pizzico tamarro-style di quel made in italy che tutto il mondo ci invidia) è amante dell'opera di Leonardo da Vinci (?!?) ed è definito, molto modestamente, come "l'imperatore della decorazione di lusso nel mondo intero".

Ovviamente noi siamo degli snob ignorantoni che non possono capire niente, che rosicano solo perché non potranno mai permettersi la poltrona in radica di noce e pelle color vomito sullo sfondo (la quale è provvista, come i vecchi sedili degli intercity, di posacenere estraibile con pomello d'oro: quando si dice il funzionalismo, alla faccia di Le Corbusier e di tutta la Bauhaus!)

12 marzo 2007

Buongustai

Bighellonando dalle parti del Faubourg St. Antoine, un pomeriggio di sole, mi gustavo bellamente due passi tranquilli a zigozago tra i numerosi passages di cui il quartiere è ancora fornito.

Così, tra una bottega di falegname che ha visto giorni migliori e un teatro di marionette per bambini, mi ritrovo davanti ad un ristorantino très sympa, proprio all'angolo del Passage de la bonne graine; classico restofrancese, dotato della lavagnetta regolamentare con il menù del giorno, un arredamento carino e molto tipico, e soprattutto una sfilza di vetrofanie delle guide più in: pudlo, nova, cityvox, time out paris, routard, ecc.
Segnalazioni a parte, il menù era interessante e non eccessivamente caro: di più, il luogo sembrava anche molto accogliente. Se fosse stato aperto, sarei certamente entrato. E se il proprietario si fosse chiamato Bob, gli avrei certamente detto: “Ciao, Bob. E' un bellissimo localino, Bob!”

Ma il locale era chiuso e io mi sono dovuto accontentare di una sbirciata.
Mentre il mio sguardo va su e giù per la sala, l’occhio mi cade su un tavolino messo accanto alla vetrina che faceva bella mostra di un'esposizione di formaggi francesi. E lì mi sono detto: ma dai, che carino! Guarda là che insieme ai formaggi in esposizione ci hanno messo anche un topolino! Noooo, davvero, che simpaticoni!
Solo che il topolino da esposizione era così perfetto che si muoveva e addirittura sgranocchiava il formaggio da esposizione (che dunque, anch’esso, tanto da esposizione non doveva essere).
Faccio appena in tempo a fare un fischio a Francesca che lei accorre subito con la sua macchina fotografica e immortala magistralmente il piccolo roditore della famiglia dei muridi del genere Mus.
Ed eccolo là, un tantinello spaventato e un attimo prima della sua rapida scomparsa sotto il tavolo.
Beh, certo non era un tarpone d’Arno di quelli che una volta si vedevano correre lungo le spallette e tra i lungarni a Pisa...

Inutile dire che il ristorante non l'abbiamo mai provato; non che negli altri si sia proprio sicuri di non trovare strani animali che si aggirano tra la cucina e la sala, ma come si dice: finché stanno lontani dagli occhi...

Rimanendo in tema, forse avremmo dovuto consigliare al proprietario del ristorante un negozio dalle parti delle Halles che vende di tutto per distruggere gli animali nocivi.

Il suo pezzo forte sono ovviamente i topi, poiché le Halles una volta erano il mercato all'ingrosso di generi alimentari (e altro) di Parigi e uno dei posti preferiti da questi simpatici roditori. I quali, da quando nel 1969 il mercato fu chiuso e spostato a Rungis, fuori Parigi, non avendo più niente da mangiare, decisero di andare a cercarsi il cibo in tutte le case del quartiere.

C'è da credere che per il negozio in questione, quello fu un periodo d'oro...

(Photo courtesy of Lotte)

1 marzo 2007

(OUT)LAND EMPIRE

La foto rappresenta una delle tante vetrine di uno dei miei negozi preferiti di Parigi (per intenderci, quello dove farò la lista di nozze, mettendo in cima ai miei desideri la coppia di pesci martello in cristallo che ho sempre sognato per il nostro salotto).

Del negozio ne parlerò diffusamente in un prossimo post con annessa galleria fotografica (promesso): questo è solo un assaggio, giusto una scusa per riparlare di Lynch.

Tra il Gallo di Murano, infatti, e il vaso color pistacchio se ne sta lì, si vede bene, il nano di Twin Peaks… Il décor dell’ultimo film, invece, l’ho trovato di un kitsch più freddo e, se possibile, ancora più inquietante, e questo sia nel kitsch squallido della sit-com conigliesca che in quello chiassoso della casa di Laura Dern (o di quella dei gangster polacchi). Sarà che forse era il film stesso ad essere molto più freddo e "senza nessuna via d'uscita"?