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| Boulevard Saint-Germain, Paris 5e |
19 febbraio 2013
Pope su foie gras
9 gennaio 2013
2013 - L'anno del cardo mariano
- Interessante. Vuol dire che quest’anno sarà l’anno del Cardo Mariano.
Un buon 2013 a voi e al vostro fegato.
10 luglio 2012
Un TARDIS a Parigi: l'Onigiri-ya di Madame Sugako
Siamo arrivati verso l'una e il sushi era già finito. Scegliamo dunque un bento (8.50 €) composto da due onigiri (salmone e miso), due tempura di Kabocha, una ciotolina con dentro un buonissimo stufato di melanzane, tofu fritto e polpette di carne di maiale, un contorno di crisantemi aromatizzati al bonito.
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arco
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16:09
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tags: balades, cibo, doctor who, foodblogging, giappone, lisbona, parigi, TARDIS
4 luglio 2012
Orecchie di porco, meduse al cetriolo o marmitta di testa di leone?
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francesca
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11:46
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15 aprile 2012
Il magretto sull'ovetto (What the fock is brunch?)
Nella foto, un cestino di uova con magret de canard, che è venuto forse un po' più buono della sua versione con lo speck di un mesetto fa.
12 marzo 2012
Siamo mangiatari
Allora basterebbe mangiare di meno, direte voi, declinare gentilmente l'invito al pasto preparato con tanto amore. Il punto è che non si può. E non soltanto per il rapporto che lega chi prepara il cibo e il commensale, ma perché proprio non si può dire di no davanti ad un'insalatina di baccalà con pomodori e cipolline, uno spezzatino di agnello con rape saltate, due pomodorini secchi, due melanzane sott'olio, una fettina di caciocavallo, un bigné alla crema, due amaretti di sassello, un cuneese al rum, un carpaccio di manzo di pozza della garfagnana, due salsiccine di cinta senese alla griglia con verdurine di stagione, una focaccia con cecina, un carpaccio di tonno all'arancia, pinoli e uvetta, un carpaccio di pesce spada al limone e pomodorini secchi, un carpaccio di baccalà ai capperi e prezzemolo, due tartine al burro con le uova di lompo, due spaghetti al ragù di cozze e vongole, qualche trancio di calamaro ripieno e piselli, una fetta di torta mimosa, un'altra focaccia con cecina, due pomodorini secchi, due melanzane sott'olio (gli esperti avranno subito riconosciuto le due cene di magro), un po' di gamberoni gratinati al forno, due polpettine di baccalà, un trancio di baccalà al pomodoro, un piattino di insalatina (per rinfrescare), e poi ancora un pezzo di caciocavallo, due o tre bigné, due fette di arrosto di maiale, un po' di trevisano al forno, un amaretto di sassello, altri due bigné, un cuneese al rum, il tutto annaffiato da svariate bottiglie di vino bianco e rosso, liquore d'arancia fatto in casa, caffé.
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arco
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13:04
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tags: calabria, cibo, foodblogging, viaggi
22 febbraio 2012
A Bozen's weekend.
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arco
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21:06
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tags: bolzano/bozen, cibo, viaggi
16 dicembre 2011
Vous avez dit macaron? Arigatō!
Dimenticate tutto, perché il maestro Sadaharu Aoki ha sfornato il macaron definitivo. La pasta è croccante e morbida allo stesso tempo, la crema ha una consistenza perfetta. E i gusti: tè matcha, cassis, violetta, sesamo, earl grey (il mio preferito), rosa (che non ho mangiato per pregiudizio, ma mi assicurano eccezionale). Dal piccolo e stiloso depliant, ho anche scoperto l'esistenza di un macaron al wasabi e un altro all'umeboshi (e non vedo l'ora di assaggiarli).
I nostri ospiti hanno così vinto la cena, facendoci scoprire questo Chef pâtissier nato a Tokyo nel 1968 e trasferitosi a Parigi nel 1991. Dopo dieci anni di gavetta alla corte dei grandi, Aoki apre la sua prima pasticceria nel 2001. E pensare che siamo stati dieci anni nell'ignoranza (David Lebovitz lo citava già nel 2005 e non per i macaron: pare che la sua specialità sia la pasta sfoglia): roba da matti.
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arco
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12:24
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tags: blogosfera, cibo, foodblogging, haiku, macaron, maestro aoki, parigi, poesia
2 novembre 2011
haivolutovedereparigi tra i meilleurs blogs de gourmets étrangers sur la France
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| Millefeuille d'aubergines, noires de Crimée et chèvre frais |
In effetti, la ricerca per tag cibo su questo blog restituisce qualche riflessione sulla gastronomia d'oltralpe, ma citarci nella stessa pagina insieme a David Lebovitz! No dico: ma stiamo scherzando?
12 ottobre 2011
Jean Fabry à Paris
L'inetichettabile band di Russi (RA) – che per i più attenti dei nostri 25 lettori non ha più bisogno di presentazioni – si è esibita a Parigi per ben tre giorni di seguito.
Il venerdì, nel quadro intimista del Bistrot littéraire des Cascades, nel cuore del 20ème arrondissement, i nostri hanno deliziato lo stranito pubblico con un'esibizione che aveva il sapore di un concerto a sorpresa (un surprise gig, come si dice in gergo). Tra applausi sentiti e i fischi di un albionico ubriacone, i Jean Fabry in formazione acustica volante hanno egregiamente affrontato il loro debutto parigino con un un apéro-concert. Da Gilbert Bécaud ai pappi dei pioppi (nella foto è immortalato il momento botanique del concerto), chiudendo addirittura con Stringi le viti di tanto in tanto.
Domenica mattina, i Capra&Cavoli con Gianni Zauli e Laurence Barthomeuf (curatori del libro) hanno animato una simpatica sessione con i bambini veri. Tra le filastrocche tradizionali (Pimpirulìn, Uno due tre, un'incredibile versione mancuniana di Sotto il Ponte di Baracca) e originali (Ti dico una cosa, l'inedito Tritone, l'ormai tormentone Il Camaleonte che ha riscosso gran successo), i bimbi italo-francesi si sono divertiti un sacco: gli occhialini di pappi, i tubofoni di Marlo e la faccia di Antonio hanno fatto il resto.
Nonostante conti molto il fattore biografico (Antonio mi ha confessato: «facciamo filastrocche perché abbiamo una bambina di sei anni; quando ne avrà sedici ci metteremo forse a fare disco-music»), credo che il ritorno all'infanzia sia un buon antidoto alla perdita di senso causata dall'attuale eccesso di informazioni.
Così non è un caso che anche l'ultimo – geniale – disco di Philippe Katerine abbondi in filastrocche strampalate, lallazioni, ecolalie.

Sono stati tre giorni intensi. Piegando due leggii e avvolgendo il cavo della pedaliera Korg di Antonio, mi sono anche guadagnato il titolo di roadie dei Jean Fabry: roba che non tutti possono vantare nel proprio curriculum. Ma credo che rimarrò nella loro memoria più per la tarama, l'hummus, il caviar d'aubergine, i felafel e il pastrami di Marianne.
E il cerchio si è chiuso, come un zir de clomb, comme un tour de pigeon.
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arco
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15:34
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tags: cibo, concerti, eventi, jean fabry, parigi, passeggiate, storie, suoni, visioni, yiddish
18 luglio 2011
'U bastardùni
Poteva francamente andarci peggio.
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arco
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15:47
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tags: bastarduni, calabria, cibo, limone, palizzi marina, pesce porco, vacanze, viaggi
17 maggio 2011
Dell'andouillette
Divagazione gastronomica con epilogo politico-morale
Una delle prime specialità della gastronomia d'oltralpe che mi capitò di assaggiare fu l'andouillette, sorta di salsiccia di trippa che viene servita cotta alla brace oppure cruda e affettata. Forte della mia educazione culinaria a base di morzeddhu (che dalle mie parti prende il nome di spezzatino), frittole, jelatina e frattaglie varie, nonché grande estimatore della soppressata toscana (detta musotto in Romagna), dei ciccioli forlivesi (quelli della Salsamenteria Tomba sono già patrimonio dell'umanità, per quanto mi riguarda) e dei turcinieddi leccesi, mi lanciai senza paura alcuna su questa prelibatezza. Ma il mio entusiasmo si smorzò subito quando misi in bocca la prima fetta di salume: il sapore era francamente troppo forte, persino per me.
La lasciai nel piatto e in seguito non ebbi più il coraggio di assaggiarne ancora, neanche per levarmi il dubbio se fosse stata magari quella andouillette lì in particolare a disgustarmi (eppure era garantita «AAAAA», una specie di marchio di qualità concesso dall'Associazione Amici e Amatori dell'Andouillette Autentica).
L'andouillette de Lyon, che ho mangiato alla brace con salsa alla senape, si è infatti rivelata davvero niente male; anche se nell'aria aleggiava un odore un po' pungente, il gusto era di trippa. Piuttosto deciso, a dir la verità, ma sempre trippa era.
Édouard Herriot - tre volte Presidente del Consiglio della Terza Repubblica Francese, più volte ministro, sindaco di Lione per quasi 50 anni - soleva dire: «La politica è come l'andouillette: deve saper di merda, ma non troppo».
[1] A onor del vero, la cosa fu facilitata dal menu ridotto del ristorante e dalla dieta piuttosto stretta a cui si stava sottoponendo a causa di svariate intolleranze alimentari.
4 aprile 2011
Gesù Pottolo (salumeria blasfema)
Dopo il Piccolo Gesù in calzoni di velluto trovato - e mangiato - a Rennes, il salone Paris Fermier mi conferma questa strana familiarità linguistica tutta francese tra Gesù e il porco.
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arco
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10:50
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18 gennaio 2011
Haivolutovedereparigi: un blog branché!
Le statistiche del blog, ieri, segnalavano qualcosa di strano: più di 90 visitatori unici non li avevamo mai avuti, eccezion fatta per il brevissimo periodo - antico tempo glorioso - in cui ci linkava Paul The Wine Guy. Cercando il colpevole dell'anomalo traffico, spunta l'indirizzo online de L'Express. Io, che sono notoriamente distaccato dalla realtà, mi dico subito: "avranno fatto un articolo sulla manifestazione per la Tunisia a Parigi, postando qualche foto con i link".
In ogni caso, la citazione val bene un gnégnégné, e abbiamo dunque deciso di tirarcela un poco.
Mica come qualcuno, che viene nominato blog-giurato del primo festival online del cinema francese e nemmeno lo dice in giro. O come qualcun altro, che fa dello spudorato racolage per essere votato in competizioni di blogger lexiofili (PS: io ti ho appena votato, ma lusofoni e polaccofoni sono largamente in testa; non c'è speranza).
Per festeggiare questo lieto evento, haivolutovedereparigi si trasformerà per una settimana in un vero blog branché, dove si parlerà un po' di tutto, dai saldi allo shopping alle Galéries Lafayette, dai nuovi-nuovi-nuovi quartieri emergenti di Parigi dove investire nel sempre più redditizio mattone, ai ristoranti più in vista della capitale, dai locali più trendy, alle riunioni dei bloggers parigini in esilio (dove, come avrete già capito, ci riuniamo per lamentarci delle pizze di Parigi - e mica solo di quelle).
Attenzione anche alla deriva foodblogging: potrebbero venir fuori ricette molto branchées, tipo velouté di topinambour & potimarron vert.
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arco
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16:19
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tags: blogosfera, branché, calzini sporchi, cibo, gnégnégné, internet, parigi, ritals
2 dicembre 2010
Piet Mondrian / De Stijl al Centre Pompidou
30 aprile 2010
Hai voluto vedere Madrid...

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arco
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10:45
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1 aprile 2010
16 marzo 2010
Considera l'aringa
Non fraintendetemi: io adoro le aringhe. Io adoro tutto ciò che è pesce affumicato e affini: il salmone, l'aringa, il tonno, il pesce spada, l'haddock, il fegato di merluzzo, le uova di lompo, le uova di salmone, le uova di trota, la bottarga, la tarama. E l'aringa che giace in fondo al frigo è riuscita deliziosa, morbida e profumata. Ma ha un grosso difetto: si ripropone. E non c'è verso di buttarla giù. Tu cammini per strada, e lei torna su. Scendi in métro, e lei sale su. Vai in piscina, e lei fa i carpiati dentro di te. Ho provato anche con la Magnesia Bellagamba, gentilmente offerta dall'amico Crapula, ma niente. La Magnesia Bellagamba, sì. È come la Sanpellegrino, solo che la fanno a Roccafelina (EN) ed è la preferita di Nitto Santapaola. Che se davano retta a quel politico e regalizzavano la mafia, immaginatevi il marketing: «Magnesia Bellagamba. Fornitori della Real Cosca dei Santapaola dal 1952». Oppure: «Caponata Mussomeli: Su mandato di S.A.R. Leoluca Bagarella, Principe di Corleone. Qualità e tradizione dal 1946». Come il Twinings. Altro che sostegno del Made in Italy. Ma vabbé, torniamo al pesce. La colpa è tutta mia. L'ho vista in offerta e non ho saputo resistere.
Era dallo scorso autunno che avevo voglia di aringhe. Ne ho mangiata una fantastica a Yport, in Normandia: mai mangiata un'aringa così buona. Ho chiesto all'oste e lui mi ha detto: «Eh, ma questa è fresca! Ora è il periodo, poi si affumica tutto e si conserva». Il giorno dopo, a Fécamp, ho visto il manifesto della Sagra dell'Aringa. La "più grande fiera mondiale delle aringhe" si sarebbe tenuta da lì a una settimana. Tornato a Parigi chiamo subito mio cugino per proporgli il viaggio:
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arco
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11:00
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tags: aringhe, cibo, david foster wallace, finzioni, normandia, storie, viaggi, yport
8 marzo 2010
Soirée branchée
– Tantissimi. Ero ancora giovane, e andavo a ballare alle feste...
– [...]
– Si è fatta una certa. Che si fa? Si va?
– Andiamo, va'.
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arco
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14:25
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tags: cibo, concerti, eventi, hipsters, marais, parigi, passeggiate, suoni, tempvs fvgit, yiddish
7 gennaio 2010
Cose che si imparano viaggiando in aereo
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arco
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11:06
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tags: aerei, cibo, sciocchezzuole, storie, viaggi

























