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4 giugno 2013
25 aprile 2013
20 novembre 2012
Kol yom hiftzatzti et Beirut
At the pull of a trigger
We can send strangers straight to hell
If I came close to death I couldn't say
I bombed Beirut every day.
1 maggio 2012
United we stand, divided we fall
Say hey Johnny boy, the battle call.
United we stand, divided we fall.
Together we are what we can't be alone,
We came to this country, you made it our home.
This man so humble, this man so brave.
A legend to many, he fought to his grave.
Saved family and friends from the hardship and horror,
in a land of depression he gave hope for tomorrow.
Say Johnny me boy, this ones for you.
With the strength of many and the courage of few.
To what do we owe this man who's fight
was for the masses, he gave his life.
Buon Primo Maggio.
24 aprile 2012
4 ottobre 2011
15 giugno 2011
Lost in the plagio: Ben Harper e un gruppo che non esiste
Perdo il perdono
se ho arraffato a piene mani.
"Touch, touch, touch"
ma del resto
posso permettèrmelo.
(Elio e le storie tese, Plagio)
se ho arraffato a piene mani.
"Touch, touch, touch"
ma del resto
posso permettèrmelo.
(Elio e le storie tese, Plagio)
Noi vogliamo molto bene a Ben Harper, nonostante i suoi ultimi dischi non trasudino ispirazione da tutti i microsolchi. Qualcuno della famiglia se l'è persino baciato e conserva autografi e foto del bravo cantante americano, dunque massimo rispetto per il grande artista.
E però, mentre ascoltavo questo pezzo qua tratto dal suo ultimo album
una campanella mi suonava nel cervello, cantandomi: «ma tu 'sto pezzo l'hai già sentito, ti ricorda qualcosa, è quasi uguale a una canzone... ». Sì, ma dove? Non riuscivo proprio a inquadrare il riff. Quand'ecco che all'improvviso arriva l'illuminazione: ma certo! Sono i Drive Shaft!
Nonostante l'arraffo a piene mani, bisogna dare atto a Ben di aver plagiato un pezzo di una band inesistente, il cui cantante è morto due volte: la classe, quoi!
By the way, Charlie ha ascoltato il pezzo e prima di venire inghiottito dai flutti ha voluto lasciare un'ultima dichiarazione:
12 aprile 2011
Yeah, I wish I was Yuri G
Hey there Luna
I'd like to tell ya
How sad am I
So love sick I could die
Needing water
My neck's stiff, my head hurts
Been looking up all night
Been looking at the Moon, she's so bright
She's so white
She's so clean
I'm telling you
She's everything
I'd give it all
My sorry eyes
Give just everything
She's got me so mesmerized
Yeah I wish I was Yuri-G
It's just the things that she does to me
Yeah I wish I was Yuri-G
Give back my memory
17 marzo 2011
Happy St. Patrick!
Festeggiamo il Giorno di San Patrizio con Take Em Down, canzone dei Dropkick Murphys dedicata alle proteste sindacali che da più di un mese stanno bloccando il Wisconsin, dove i sindacati hanno occupato il parlamento e i deputati democratici si rifiutano di avallare i tagli draconiani ai dipendenti pubblici e la fine della contrattazione collettiva proposti dal governatore Scott Walker (qui un articolo di Marco d'Eramo e un servizio di skytg24 per chi si fosse perso la cosa).
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When the boss comes callin' they'll put us down
When the boss comes callin' gotta stand your ground
When the boss comes callin' don't believe their lies
When the boss comes callin' they'll put us down
When the boss comes callin' gotta stand your ground
When the boss comes callin' don't believe their lies
When the boss comes callin' his take his toll
When the boss comes callin' don't you sell your soul
When the boss comes callin' we gotta organize
Let em know - We gotta take the bastards down
Let em know - We gotta smash them to the ground
Let em know - We gotta take the bastards down
When the boss comes callin' you'll be on your own
When the boss comes callin' will you stand alone?
When the boss comes callin' will you let them in?
When the boss comes callin' will you stand and fight?
When the boss comes callin' will you stand alone?
When the boss comes callin' will you let them in?
When the boss comes callin' will you stand and fight?
When the boss comes callin' we must unite
When the boss comes callin' we can't let them win
scritto da
arco
alle
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tags: (r)esistenze, avantipopolo, dropkick murphys, liberismo, manifestazioni, mi tube es tu tube, padroni, patrie, ricorrenze, san patrizio, sciopero, suoni, USA, wisconsin
25 gennaio 2011
Scacco a Mao
Rue Monge, Paris 5e
Bellissima serie di pezzi di scacchi: «I Nazionalisti e i Comunisti», in resina dipinta a mano, piombati e con feltro alla base. Altezza del Re: 84 mm.
Con questi pezzi, per soli 181 € (scacchiera compresa), potrete finalmente lanciarvi in un duello all'ultimo sangue tra il vostro Mao-Tse-Tung di 84 millimetri, fiancheggiato dalla fedele Regina Jiāng Qīng (江青), aka «Madame Mao», e il Generalissimo Chiang Kai-shek (蔣介石) in alta uniforme, anch'esso di 84 millimetri, coadiuvato dalla First Lady e Regina Soong May-ling (宋美齡), aka «Madame Chiang Kai-shek».
Completano i pezzi due burocrati del Guomintang (中國國民黨) e due del Partito Comunista Cinese (中国共产党) nella parte degli alfieri, due alti ufficiali dell'Esercito nazionale rivoluzionario (國民革命軍) e due dell'Esercito di liberazione del popolo (中国人民解放军) in quella dei cavalli, quattro splendide torri che inalberano i vessilli dei due rispettivi schieramenti e i soldati di fanteria dei due eserciti, nel ruolo dei pedoni.
Un'occasione imperdibile.
Con questi pezzi, per soli 181 € (scacchiera compresa), potrete finalmente lanciarvi in un duello all'ultimo sangue tra il vostro Mao-Tse-Tung di 84 millimetri, fiancheggiato dalla fedele Regina Jiāng Qīng (江青), aka «Madame Mao», e il Generalissimo Chiang Kai-shek (蔣介石) in alta uniforme, anch'esso di 84 millimetri, coadiuvato dalla First Lady e Regina Soong May-ling (宋美齡), aka «Madame Chiang Kai-shek».
Completano i pezzi due burocrati del Guomintang (中國國民黨) e due del Partito Comunista Cinese (中国共产党) nella parte degli alfieri, due alti ufficiali dell'Esercito nazionale rivoluzionario (國民革命軍) e due dell'Esercito di liberazione del popolo (中国人民解放军) in quella dei cavalli, quattro splendide torri che inalberano i vessilli dei due rispettivi schieramenti e i soldati di fanteria dei due eserciti, nel ruolo dei pedoni.
Un'occasione imperdibile.
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arco
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tags: comunismo, giochi, Mao, mi tube es tu tube, parigi, scacchi, vetrine
13 gennaio 2011
Sognare è urgente
La rivolta del popolo tunisino è arrivata ad un punto di non ritorno. Le manifestazioni sono quotidiane, in tutto il paese, come si può vedere in questo video a Kairouan, dove la piazza riesce a stento a contenere le persone. A Zaghouane, Mahdia, Monastir, il popolo è sceso in piazza a reclamare la fine della dittatura. Le manifestazioni hanno già raggiunto Djerba e i sobborghi di Tunisi. Il presidente Ben Ali, secondo alcune informazioni, avrebbe già "esfiltrato" le figlie e i rispettivi mariti a Montréal. Su Facebook e su Twitter, in questo momento sta girando la voce che lui stesso potrebbe lasciare il paese in serata.
Oscurata dai media tradizionali, la rivolta si riproduce, frammentata, nelle reti sociali (facebook, twitter, Youtube). La rivoluzione non passerà in TV, ma sarà filmata e messa su YouTube.
L'esercito, in qualche caso, si è schierato a fianco dei manifestanti, ma la polizia continua ad essere fedele al presidente e spara con proiettili veri sulla folla: i morti sono ormai più di cinquanta. Tra le vittime, un professore e ricercatore franco-tunisino, Hatem Bettahar, che insegnava all'Università di Compiègne.
Di fronte ad una rivolta di tale dimensioni, il silenzio francese ed europeo è più che assordante. L'Europa - governanti e intellettuali, politici e giornalisti/moralisti - si volta dall'altra parte, comprensibilmente imbarazzata del comportamento di uno dei suoi più brillanti cani da guardia contro «il pericolo islamista» e «l'invasione dei barbari» nel nostro ricco occidente. Pronta a difendere i diritti umani in Iran, in Venezuela e altrove (perfettamente in linea con la politica degli stati canaglia di George W. Bush che non sembra essere cambiata di un millimetro), la patria dell'illuminismo, la culla della civiltà dalle radici giudaico-cristiane, fa finta di non vedere che una cricca mafiosa regna da vent'anni sull'altra sponda del mediterraneo (qui un dossier sugli intrecci tra potere politico e potere economico), cricca il cui capo dà l'ordine di sparare impunemente sul proprio popolo.
«Al di là del saccheggio organizzato, della corruzione massiccia, dell’appropriazione mafiosa dei beni pubblici e della confisca di beni e proprietà private, il problema sono le scelte economiche orientate verso uno scatenato liberalismo capitalista, preoccupato quasi esclusivamente di soddisfare in modo servile la domanda europea (più dell’80% degli scambi commerciali della Tunisia sono con l’UE), fino a fare della Tunisia, sul piano turistico, una sorta di dépendance delle “case di riposo” europee, incomparabilmente più economiche e soleggiate.»Il popolo tunisino, mentre continua a morire per strada, sta dando una lezione di civiltà, di democrazia, di dignità a tutti gli europei. Dagli interventi di studenti, giornalisti, membri della cosiddetta "società civile" pubblicati sul portale nawaat.org, emerge un'impressionante lucidità di analisi, una volontà insopprimibile di libertà, una capacità di organizzare la lotta e la protesta, una precisione sugli obiettivi da raggiungere.
(Sidi-Bouzid – Tunisia: elogio di una rivolta già tradita o del diritto-dovere di resistere all'oppressione...e al tradimento, lungo ma interessantissimo testo di analisi e proposta politica e filosofica).
«La Tunisia, la corruzione, le tangenti… abbiamo solo voglia di andarcene, a studiare in Francia, in Canada… Vogliamo abbandonare tutto. Siamo vigliacchi, e lo accettiamo. Lasciamo loro il paese. Andiamo in Francia, dimentichiamo un po’ la Tunisia. Torniamo per le vacanze. La Tunisia? Sono le spiaggie di Sousse e Hammamet, i locali notturni e i ristoranti. Questa è la tunisia, un gigante club med. E poi, Wikileaks rivela clamorosamente ciò che tutti mormoravano. E poi, un giovane si dà fuoco. E poi, 20 tunisini sono assassinati in un giorno. E per la prima volta, vediamo l’occasione di ribellarci, di vendicarci di questa famiglia reale che si è appropriata di tutto, di rovesciare l’ordine stabilito che ha accompagnato la nostra gioventù.Una gioventù educata, che non ne può più e che si appresta ad immolare tutti i simboli di questa antica Tunisia autocratica con una nuova rivoluzione, la rivoluzione del Gelsomino, quella vera.»Un popolo che è ancora capace di sognare, insomma, e di prendere in mano il proprio futuro:
(Une jeunesse vécue sous l'ombre de Ben Ali)
«Siamo soli, isolati, in preda alla collera e all’inquietudine. Fronteggiamo un regime che si sta sbagliando di secolo e di paese.Questa rivolta dei tunisini non può essere rivendicata da nessun partito politico, nessuna organizzazione, nessuna associazione. Nessuna figura dell’opposizione può rivendicarla o assumersene la paternità.Questa rivolta viene dal popolo e al popolo appartiene. Questo popolo che alcuni immaginano arretrato sta dando una lezione alla sua classe politica e al mondo.Le manipolazioni ideologiche non subentreranno ad una collera spontanea e popolare.È compito dell’élite del nostro paese rispondere all’appello e immaginare l’avvenire. Noi dobbiamo costruire un nostro modello politico, economico, sociale e culturale. Noi dobbiamo mostrare al mondo che cos’è una democrazia araba.È urgente sognare una Tunisia portatrice di speranza per tutti.Due condizioni inderogabili per questo.Bisogna riappropriarci del diritto alla parola, diritto al quale non avremmo mai dovuto rinunciare. Un diritto necessario perché scaturiscano le idee, fioriscano le intelligenze e si sposino tra loro per procreare il nostro futuro comune.L’altra conditio sine qua non è la contrattualizzazione del rapporto tra i tunisini e le loro élites politiche: queste ultime devono essere al nostro servizio e non il contrario.
Perché i sacrifici non siano vani, è urgente sognare la Tunisia di domani.Sogniamo.»
2 dicembre 2010
Piet Mondrian / De Stijl al Centre Pompidou
Uno dei vantaggi di vivere a Parigi (piuttosto che – poniamo – a Casalpusterlengo), sta nel poter partecipare alle inaugurazioni di un numero notevole di mostre. Nonostante il freddo, il traffico, le cacche di cane sui marciapiedi, il sovraffollamento dei mezzi pubblici e la scortesia di chi li usa (i passeggini che occupano tutto lo spazio sugli autobus, la gente che entra e esce da tutte le porte senza rispettare l’ordine – cribbio ma è tanto difficile rispettare un po’ di ordine e disciplina dico io), il tasso inverosimile di turisti italiani presenti ogni giorno dell’anno, le pizze a 12 euro e il peggior caffè dell’orbe terracqueo, a Parigi basta una tessera annuale del Centro Pompidou per essere invitati ai vernissages. Ieri sera dalle 20 in poi, per esempio, si inaugurava la mostra Mondrian / De Stijl. Forte della mia esperienza pregressa in serate mondane, stavolta evito di ingurgitare cibo di qualsiasi sorta, pregustando il lauto cocktail che verrà offerto agli esclusivi invitati della mostra. Arrivati dentro il museo, inizia ad assalirmi un dubbio atroce: vuoi vedere che non c’è nessun banchetto? La mostra è affollata di gente, tutta esclusiva come il sottoscritto: nessuna presentazione, nessuna celebrità, ma soprattutto nessun cocktail: né un bicchiere di champagne, né un’oliva, né un brezel, neanche un pastis. Niente di niente. E io non avevo più nemmeno le mie quattro caciottine di pecora. In preda allo sconforto, inizio a chiedermi che caspita di senso ha andare ad un’anteprima di una mostra: per il gusto di dire gnégnégné l’ho vista prima io? Per l’ebbrezza di poter stare fino alle 23.00 nel Pompidou (mentre gli altri comuni mortali vengono buttati fuori alle 21)? Che brividi! Ma dov’è quell’aria di decadenza che dovrebbe ammorbare i luoghi dell’arte contemporanea? Dove i bagordi sfrenati alla faccia della fame nel mondo? Perché d’improvviso questa austerità? Coté pipòl, poi, era veramente la catà: un tizio mezzo matto che faceva ritratti estemporanei dei visitatori, carampane assortite, una coppia di giovani ragazze italiane (dialogo carpito al volo da Franz: « - Ma Gianluca chi? - Quello che c’era l’altra sera alla festa. - Quello biondo? - Sì, quello che ha comprato quel loft a S. Germain.»). Controllando a stento i morsi della fame e la trasformazione in lupo mannaro, approfitto a questo punto un po’ della mostra.
Mondrian inizia a dipingere come Klimt. Poi dice no, questo lo fa già Klimt, e allora prova a dipingere come Munch. Ma il ragazzo non è soddisfatto e si vede che cerca ancora la sua strada. Per un po’ si mette dunque a dipingere come Klee (e devo dire che questo Mondrian / Klee non mi è dispiaciuto per niente). Ma il pittore olandese vuole essere originale. E si chiede: cos’è che non è stato ancora fatto? Cos’è che è originale? Nascono così i quadratini colorati che, al pari dei sgari di Fragolari, renderanno Mondrian un grande protagonista del novecento. Tutto molto bello, solo che: sorpresa! I quadratini colorati li avevano già fatti i suoi colleghi Theo Van Doesburg e Vilmos Huszár, dieci anni prima. Erano delle vetrate, certo (tra l’altro molto belle: io e Franz abbiamo deciso che ne compreremo qualcuna che andrà a sostituire l’oblò del bagno), ma proprio uguali uguali ai dipinti che dopo farà Mondrian. Alla fine della mostra il sospetto serpeggia: il vero genio era Van Doesburg, ma oggi tutti si ricordano di Mondrian. Così è la vita.
Opera rivelazione della mostra: I lavoratori del porto (1916) di Bart Van der Leck.
Riferimento culturale di un certo livello: la puntata 3 della serie 1 di “Hustle – i signori della truffa”, dove un finto quadro di Mondrian viene rifilato ad una gallerista mentre Jaime Murray (la sbarellatissima Lila di Dexter S02) infinocchia una guardia ed esce dal museo con il vero quadro appiccicato sulla maglietta.
Riferimento del tutto pretestuoso con il quale si chiude questo post: clip di Apocalippo dei Piet Mondrian. «Misantropiaaaa… portaci viaaaaa….»
29 novembre 2010
2 novembre 2010
28 giugno 2010
Bienvenue chez Raymonde (Humour francese /2)
Quando il popolo scende in piazza, creando scompiglio e confusione
Passate una serata tra amici!
Conosco un posticino dove tutta Parigi si accalca
Che ha aperto martedì
Benvenuti da Raymonde
Tutta la notte, non ci si annoia mai
Si dimenticano gli scandali e le ingiustizie sociali
E si ride!
Benvenuti da Raymonde
Tutta la notte, non ci si annoia mai
Gli artisti sono un bel diversivo e tutti applaudono!
Stasera, da Raymonde, potrete applaudire il più vecchio uomo-cannone del mondo, sul suo seggiolino eiettabile, Jean-Pierre Escalette(1)! Ma ci sarà anche Henri il Mago, colui che fa apparire la Francia in Coppa del Mondo e che la fa immediatamente scomparire. Senza dimenticare il mimo Duverne(2) e il suo famoso “lanciatore di cronometro”. E anche il clown Malouda, che fa piangere i bambini perché segna sempre al momento sbagliato. Ma chi vedo arrivare nel pubblico? Un invitato a sorpresa!
Avanzando in mezzo al pubblico di teppisti e politici
Ecco il presidente Sarkozy
Con lo stile e il portamento dei capetti immaturi(3)
Comanda ai suoi ministri sottomessi.
Questa sera da Raymonde abbiamo un parterre di prima scelta, poiché accanto al nostro caro presidente Sarkozy troviamo il suo omologo italiano, Benito Berlusconi, che arriva fresco fresco da casa di Lippi: “Ciao, Benito!” Oh, ed ecco Roselyne La Petomane(4), con il suo numero!
Brava Roselyne! Tutti sono rimasti fino alla fine per il clou dello spettacolo, dove verrà svelato il traditore!
- Grazie Raymonde, grazie Raymonde!
- È un piacere lavorare per Lei!
(1) Presidente della federazione francese di calcio.
(2) Preparatore atletico della Francia, famoso per aver sfiorato la rissa con Evra dopo “l’affaire Anelka”.
(3) Riferimento alle frequenti critiche dei politici alla squadra, costituita, a loro dire, da immaturi “caïds de banlieue”.
(4) Ministra della Sanità e dello Sport che ha tentato di fare della sconfitta della Francia un affare di Stato.
25 maggio 2010
19 maggio 2010
8 maggio 2010
Pavement + The National, live @ Zenith de Paris, 7/5/2010
Camicia di flanella e let's do the time warp again. In uno Zenith strapieno, ieri sera, come se il tempo non fosse passato. Bravi pure i National, che mi aspettavo più mosci e invece dal vivo roccheggiano niente male.
26 aprile 2010
La patria, ultimo rifugio dei conigli
- Cos'è per lei la patria?
- Mi spiace darti una risposta molto pacchiana. La mia unica patria sono i miei due figli, Lautaro e Alexandra. E forse, ma secondariamente, certi istanti, certe vie, certi visi o scene o libri che stanno dentro di me e che un giorno dimenticherò, che è la cosa migliore che si possa fare con la patria.
(Roberto Bolaño, Stella distante)
- Mi spiace darti una risposta molto pacchiana. La mia unica patria sono i miei due figli, Lautaro e Alexandra. E forse, ma secondariamente, certi istanti, certe vie, certi visi o scene o libri che stanno dentro di me e che un giorno dimenticherò, che è la cosa migliore che si possa fare con la patria.
(Roberto Bolaño, Stella distante)
15 aprile 2010
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