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7 febbraio 2011

The ones that never knock
Opportunità di carriera e sciocca servitù linguistica volontaria

Il mio (ex) coordinatore del Dottorato in filosofia mi inoltra un foglio informativo (a sua volta inoltratogli da un altro professore su «un’iniziativa di interesse» per dottorandi e dottori al fine, dice, «dell’inserimento nel mondo della ricerca e del lavoro». Il foglio in questione proviene dalla società Emblema s.r.l. che mi offre di iscrivermi ad una Borsa della Ricerca.
Ora, io non è che vengo da’ montagna de’r sapone e non mi rendo conto che in questo mondo tutto si compra e si vende e tutto ha un prezzo, figuriamoci. E non sto nemmeno a questionare quanto possa valere in una «borsa di compravendita della ricerca» un dottorato in filosofia, visto che la domanda è altresì retorica. Il punto che ha attirato la mia attenzione è piuttosto un altro, e cioè la lingua di questo foglio informativo.
La società Emblema s.r.l. (dalla cui Pressroom del loro sito scopro, fra l'altro, che organizzano Career Days e Road Shows per parlare di placement e di recruiting) mi dice che intende
«costruire un network tra i ricercatori (gruppi, dottori di ricerca o spin off) e R&D managers, attraverso un format di interazione originale in grado di favorire concretamente il trasferimento di tecnologia ed innovazione».
Se mi iscrivo a questa Borsa della Ricerca avrò dunque immediatamente a disposizione:
«Una Personal Page»
«Un Wall365, sistema di messaggistica per favorire il networking tra dottori e sviluppare sinergie. Una bacheca virtuale per gestire con continuità le relazioni tra ricercatori ed imprese, proprio come in un social network.»
«DOC: come trovare lavoro partendo dal proprio know how. Da marzo sarà possibile candidarsi ad inserzioni di lavoro e verrà attivato il matching con le aziende.»
«Coaching: eventi on line (webinars) sulle tematiche della ricerca e dell’orientamento al lavoro, ma anche una serie di servizi di consulenza personalizzati. I webinars potranno essere visti in streaming o in differita.»
La società Emblema s.r.l. (che secondo me muore dalla voglia di chiamarsi Emblem Ltd., ma purtroppo la legge non glielo permette ancora), mi consiglia di iscrivermi subito perché «questo strumento rappresenta una novità concreta per l’orientamento al lavoro: webinars e servizi di consulenza personalizzati per imparare a comunicare e a presentarsi in modo efficace. Self branding, autoimprenditorialità, social networks e molto altro».

22 giugno 2010

Date storiche

21 giugno 1905: Jean-Paul Sartre nasce a Parigi. 105 anni dopo, Google gli dedicherà un doodle.
 
18 aprile 1973: Sartre, insieme a Serge July e a Philippe Gavi, fonda il giornale Libération.

22 giugno 2010 (105 anni e un giorno dopo la nascita di Sartre): Karl Lagerfeld caporedattore per un giorno di Libé. "Invitato speciale di Libé, che cambia formato per l'occasione, Karl Lagerfeld disegna tutta l'attualità. In esclusiva, Jeff Koons e Claude Lévêque ci offrono la loro interpretazione dello stilista".


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The new groups are not concerned
With what there is to be learned
They got Burton suits, ha you think it's funny
Turning rebellion into money
All over people changing their votes
Along with their overcoats
If Adolf Hitler flew in today
They'd send a limousine anyway


15 giugno 2010

Reti Sociali Vs. Social Network

Les réseaux sociaux, perché i francesi "tradurrebbero pure loro madre", diceva in un post Suibhne. Per carità, verissimo. Ma continuando a ruminare sul comparatismo culturale, mi è venuto in mente che pure gli spagnoli (quelli del perrito caliente, per intenderci) utilizzano comunemente il termine Redes Sociales. E mi risulta che anche i tedeschi abbiano un Soziales Netzwerk. Al mondo, dunque (lasciando perdere lingue di cui non ho alcuna cognizione), 400 milioni di ispanofoni + 200 milioni scarsi di francofoni + 100 milioni e più di germanofoni, hanno tradotto il famigerato termine “social network”. Ma non noi in Italia. Vista da questa prospettiva, la “mania traduttiva” dei francesi (e degli spagnoli) si riflette in uno “snobismo del quartierino” del nostro Bel Paese, rovescio della medaglia di uno spaventoso provincialismo. A cosa serve, infatti, l'utilizzo a tutti i costi di un termine inglese (pronunciato all’italiana, poi) se non ad alimentare una vanagloria di “saperne più degli altri” nel campo più innovativo del momento? Snobismo condito da una punta di elitarismo: perché mai dovrei utilizzare un termine inglese per spiegare a mia mamma che cosa sono le “reti sociali”?
Poco tempo fa, ad un seminario all’Università di Pisa, un collega, prima del mio intervento, mi ha domandato: "Hai preparato l’End Out?". La prima cosa a cui ho pensato è stata: "madonna quanto sono ignorante!". A mente fredda, mi sono poi subito chiesto perché mai le care vecchie “fotocopie” (avevo capito alla fine, dai gesti, di cosa si trattasse) si dovessero chiamare oggi, in una università italiana - e per giunta in un dipartimento di filosofia - “Handout” (ho poi scoperto il termine “reale”, e qui si dovrebbe aprire una parentesi sui danni dei termini inglesi pronunciati a cazzo di cane). E non sono riuscito a trovare nessuna risposta valida.
Sarà senilità, ma sono sempre più convinto che non ci sia davvero nessun guadagno nell’abdicare totalmente e volontariamente alla ricchezza della propria lingua. 
Nei fatti, poi, restiamo sempre il paese del pliz visit Itali dell’arsciùar? e dell’haccipicchia.

19 aprile 2010

Tenetevelo e apponetevelo, altresì, dove vi pare

"Vi segnaliamo, altresì, che coloro i quali aderiranno alla cerimonia, dovranno portare una marca da bollo da €14,62, che dovrà poi apporsi sul relativo diploma all'atto di consegna.

Cordiali saluti"


30 marzo 2010

Lettere Persiane /2


Don't want to be an American idiot
One nation controlled by the media
Information age of hysteria
It's calling out to idiot America
Welcome to a new kind of tension
All across the alien nation
Where everything isn't meant to be okay
Television dreams of tomorrow
We're not the ones who're meant to follow
For that's enough to argue.

6 novembre 2009

Fenomenologia dello zombi

I morti sono sempre più vivi, nella misura in cui i vivi sono sempre più morti-viventi.
(Philippe Sollers)