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16 settembre 2013

Distopie / 1

La disintegrazione del sistema socio-economico fu lenta, progressiva e profonda e arrivò a un punto tale che gli uomini non credettero più nell’esattezza delle leggi della natura. Niente più sembrava stabile o fisso; l’universo era un flusso che scorreva via. Nessuno sapeva cosa sarebbe venuto dopo, nessuno poteva contare più su nulla. Le previsioni statistiche divennero popolari e il concetto stesso del rapporto di causa ed effetto sparì dal pensiero umano. Gli uomini cessarono di credere di poter controllare il loro ambiente; non rimaneva che una sequenza di probabilità: avere delle buone chance, in un universo abbandonato alla fortuna e al caso.
(Philip K. Dick, Solar Lottery, 1955)


Ho ricominciato da un po’ a leggere fantascienza: avevo quasi dimenticato che, a volte, riesce a descrivere il presente in modo più lucido di qualsiasi altro genere narrativo.

9 dicembre 2010

A Parigi nevica, ma l'inferno è altrove.

Che le condizioni metereologiche siano uno dei temi preferiti dei mezzi di disinformazione di massa, per poter continuare ad avvolgere il cervello del mediacittadino in uno spesso strato di grasso, è cosa risaputa. Pure mi sono un po' stupito, ieri sera, nel sentire l'inviato del TF1 da Chateau-Thierry (locus amoenus a nord est di Parigi, direzione Champagne) ripetere per ben tre volte: "Ici c'est l'enfer", qui è l'inferno. Capisco, certo, che non è bello rimanere fermo in macchina e dover dormire in una palestra di un liceo perché le strade sono bloccate e nessuno ha previsto un piano di intervento serio (tutto ciò mentre Franz glorifica, in sottofondo e con paragone spietato, i Potenti Mezzi Spazzaneve della Autonome Provinz Bozen). Ma addirittura l'inferno! Capisco pure che il povero cronista bloccato sulla A4 abbia freddo, ma via: l'inferno? Senza scomodare Rigoni Stern (dopo aver letto Il sergente nella neve ci penso sempre due volte prima di dire "ho freddo"), bisognerebbe seriamente porre un freno all'uso sconsiderato di termini e aggettivi; ci vorrebbe una moratoria di queste iperboli idiote che finiscono per togliere il senso reale alle cose. L'enfer, c'est les autres, diceva già quel tale. Ma l'inferno è - per adesso - altrove. Parlare di inferno a Chateau-Thierry mentre ad Haiti si muore di colera, oppure - senza andare tanto lontano - mentre tutte le notti di questo inverno migliaia di SDF (Sans Domicile Fixe) e famiglie precarie combattono contro il freddo ai margini delle città di una civilissima Francia, sembra quantomeno fuori luogo.
Se le spariamo grosse adesso per qualche nevicata, quando l'inferno arriverà davvero (sto guardando The Walking Dead e ça fout un peu la trouille, ma se non vi piacciono le storie di zombi potete sempre leggere Ballard per tranquillizzarvi) non avremo più parole e ci toccherà inventarne di nuove.

1 ottobre 2009

Quel tocco di humour incomparabile che ha la fantascienza inglese

Dialogo tra Gwen e il Capitano Jack Harkness:

G. - Hai mai mangiato carne aliena?
J. - Sì.
G. - E com'era?
J. - Mi sembrava che a lui piacesse...

(Torchwood, "The meat", Stagione 2, episodio 4)