8 marzo 2010

Soirée branchée

[tr.: serata alla moda.]
Francesca ha vinto su internet un invito per l'inaugurazione dell'ennesima boutique di jeans in Rue des Rosiers (ogni tanto lo spam si rivela utile). Organizza l'evento la rivista Les inrockuptibles, con due concerti + dj set. Che si fa? Non ci si va? Venerdì sera partiamo dunque verso il Marais. Ovviamente si mangia prima: il concerto è alle 8, che vuoi fare? Rimanere morto di fame fino alle 10? Giammai. Quando arriviamo lì, mi rendo subito conto di quanto non siamo adusi a cotali happening: l'inaugurazione prevedeva infatti ricco e ottimo buffet. Da vero cialtrone (e anche un po' pezzente), ho immediatamente rimpianto il triste toast al prosciutto ingurgitato in piedi prima di uscire. Ma à la guerre comme à la guerre: facendo finta di essere affamato (sai che sforzo!), mi lancio sulle tartine made in Lustyk, uno dei migliori traiteur yiddish di Parigi. Canapé di aringhe, vol-au-vent al salmone e – il pezzo forte – mini-bagels al pastrami, cipolla, cetriolini in agrodolce e crema all'aneto: una vera delizia, come la torta di mele alla cannella servita alla fine. Sul fronte bevande, invece, uno champagne un po' troppo brut per i miei gusti e un californiano truciolato in caraffa. Ma tant'è: à cheval donné on ne regarde pas la bride. Il locale è strapieno e fornito di un buon numero di fighetti (pare che oggi si chiamino hipsters, mi suggeriscono dalla regia). Tra un tramezzino e l'altro, fioccano i commenti sull'abbigliamento, soprattutto sulle scarpe, e sulla moda nefasta che lascia sporgere solo il ditone del piede, magari con l'unghia lunga (– orrore – esclama Franz) e/o – peggio ancora – le calze. Ma io condivido solo superficialmente la sua ossessione, poichè mi è mancata l'infelice adolescenza tedesca fatta di continue e reiterate sottomissioni alla tortura delle birkenstock coi calzini (buon soggetto per un post, d'altronde, se un giorno si deciderà a scriverlo).
Nel terzo tempo, iniziano i concerti. Il primo gruppo è formato da quattro adolescenti [!] francesi, gli Elephanz, che suonano un poprockettino un po' Muse, un po' non so. Niente di che. Bravi invece i londinesi Chew Lips, trio electro-rock che si produce in uno spettacolo molto piacevole. Bella la voce della cantante, oscillante tra Bowie e Róisín Murphy dei Moloko. Alle 22 e 30 finisce tutto. Una dj spuntata dal nulla, che somiglia tanto ad un fumetto, inizia a mettere i dischi. Parte Common People dei Pulp.
– Uh, madonna: ma quanti anni son passati?
– Tantissimi. Ero ancora giovane, e andavo a ballare alle feste...
– [...]
– Si è fatta una certa. Che si fa? Si va?
– Andiamo, va'.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

"– Si è fatta una certa. Che si fa? Si va? – Andiamo, va'.": ESATTO.

[firmato: ]Da Sheikh.

arco ha detto...

Sceicco, lei mi fa morir dal ridere. Le ricordo, tuttavia, che questa primavera, a Parigi, si apriranno le eliminatorie dei Campionati Mondiali Galattici di Tressette. Non mi arrivi impreparato.

Artemide Diana ha detto...

Devo dire che:
1. mi hai fatto sbellicare dalle risate
2. mi hai confortata del fatto che essendo "digiuna" questo tipo di happening,continuerò felicemente a privarmi di soirées branchées, branchie e brache.
:)))

Artemide Diana ha detto...

digiuna di... vabbè, tanto tutta la sintassi era bancale.