9 febbraio 2007

Les Ritals

Mi aspettavo un libro sull’immigrazione italiana in Francia negli anni '20 e '30, ma “Les ritals” di Cavanna è molto di più: è un bellissimo libro autobiografico sull’infanzia e l’adolescenza, che racconta la vita di un ragazzo nella banlieue parigina tra le due guerre. François, rital* da parte di padre ma di madre francese, descrive con sguardo innocente i bambini e gli adulti, la scuola e gli artigiani, i dolori e le passioni del nugolo di ragazzini che bazzicano le strade di Nogent-sur-Marne.
Per tutto il libro si susseguono personaggi memorabili che popolano il confine tra ritals e francesi; mentre gli adulti restano legati alle loro origini e alle loro tradizioni, il piccolo François è già con un piede nella Francia (la scuola obbligatoria e repubblicana, potente veicolo di assimilazione). Questo essere a metà, questo incontro di culture è fecondo, e la lingua del libro ne è una spettacolare manifestazione. L’impasto di dialetto piacentino e di francese è gustosissimo e a tratti esilarante, specie quando a parlare è il padre, Luigino “Vidgeon” Cavanna, muratore analfabeta dell’azienda edile di Cavanna & Taravella (ma il Cavanna titolare dell’azienda è solo un lontano parente, fa parte dei “Cavanna ricchi”, mentre Vidgeon appartiene ai “Cavanna poveri”). Luigi Cavanna è forse il vero protagonista del libro, che è per molti versi un bellissimo e tenero omaggio al padre, figura incredibile di una bontà e di una saggezza veramente di altri tempi. Luigi parla a tutto, agli animali, alle piante, alle cose. Egli rispetta tutto:

« Papa respecte les pierres et les clous, et le Di-ou te strrramaledissa de bois qui se fend sous le clou, et la vis rouillée qui veut pas se laisser faire. Il lui dit, à la vis, attende oun po’, qué ze vais te soigner bien coumme i faut, après ça ira toute sol. T’as la rhoumatisse, ecco, t’as les osses qui craquent pourquoi t’es restée longtemps nell’houmidité, ecco valà, attende oun po’ qué ze te donne la bonne confiture. Et il la barbouille d’huile à camion bien noire bien épaisse qu’il en a toujours une petite bouteille au fond de la poche avec les ferrailles, et il dit à la vis tende oun po’, tende oun po’, fate pas de bile, mon pétit lapin, il est un bon médicament çui-là, ti fara dou bien, tou vas var. Et il attrape les tenailles - jamais je l’ai vu manœuvrer un boulon avec un autre outil, qué les tinailles, quouante que t’as la force dans les dvagts, i va oussi bien coumme une clef-la-molette, et pas bisvoin tourner le maçin qu’il est bon qu’à perdre le temps pourquoi le maçin touzours i se coinche - il serre fort, de plus en plus fort, les doigts lui blanchissent, les sourcils lui froncent, un bout de langue lui sort sur le côté, il sent la tête de l’écrou mordue à cœur par les mâchoires tranchantes, elle s’abandonne, elle est à sa merci, comme au bras-de-fer, quand tu sens que l’autre va céder, juste avant, alors il tourne, doucement, pas brusquer, pas faire mal, la vis cède, enfin, en couinant, allora, mon pétit lapin, qu’est-ce tou dis, maintenant ? Vainqueur et modeste, il se tourne vers moi : Fout zamais esse broutal. La force, il est zouste le contraire comme la broutalité. Un qu’il est broutal, c’est qu’il a pas la force. Ecco. »

Del libro esiste una traduzione italiana (Bompiani, 1980 - fuori catalogo) che non ho avuto l’onore di leggere. Tradurre un libro del genere mi sembra impresa ardua se non impossibile; di certo il titolo non promette nulla di buono: “Calce e martello”. Per dirla con Vidgeon: Di-ou te strrramaledissa !

Chi volesse tentare la sorte, lo può trovare - forse - qui.

* Termine, un tempo spregiativo, che designava gli italiani immigrati e che deriva dalla solita tendenza ad abbreviare dei francesi: ital’, con una “r” aggiunta all’inizio, forse per assonanza con ricain, abbreviazione argotica di “americain”.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Arco, ciao Francesca, complimenti per il bel blog. Bella l'intestazione (si chiama così?) con la cartina di parigi ed il ben noto pavé. Ora dalla piccola pisa ci attendiamo notizie aggiornate sugli angoli più reconditi della grande città.
Laura
P.S. poi me lo prestate les ritals?