25 febbraio 2010

La mia identità nazionale

[Ok: la smetterò di spammare il blog con traduzioni di articoli. Questo però l'ho trovato davvero bello e volevo condividerlo con i non francofoni]

Il soggetto, lanciato dalle più alte autorità del paese, è stato ripreso dalla stampa, in più o meno cattiva fede. Devo tuttavia confessare che questo dibattito mi è sfuggito completamente. Come alla maggior parte dei francesi, suppongo.
Ma oggi la questione mi ha colpito in pieno: «Quale Dipartimento vuole?» mi ha chiesto il meccanico. Ero lì, con il mio libretto nuovo, per far mettere le targhe sulla macchina che mi sono appena regalato: una 4x4 di otto anni fa, imbarazzante, inquinante e per dirla tutta, anacronistica.
«Eh?»
La macchina è immatricolata nel 27 [Eure], il meccanico sta nel 95 [Val d'Oise], io abito nel 78 [Yvelines] e sono nato nel 92 [Hauts-de-Seine].
«Non si può farne a meno?», gli domando ingenuamente.
«No, è obbligatorio, ma lei può scegliere il Dipartimento che preferisce». Allora mi offre un caffè e discutiamo un po', lui e io, per arrivare alla conclusione, pienamente condivisa, che siamo comunque fortunati a vivere in un'epoca in cui si può scegliere qualcosa di obbligatorio...
E mentre mi montava le targhe, io mi lasciavo andare ad una riflessione.
Sono nato in Francia, da un padre greco e da una madre «dell'Assistenza», come si diceva all'epoca. Non so dove si siano conosciuti, ma propendo per la banchina di un binario. Non stavano fermi un attimo. Passavamo il nostro tempo a traslocare, sembravamo dei fuggiaschi. Devo essere uno dei rari bambini ad aver frequentato una buona dozzina di scuole diverse tra la materna e la media. Non che la cosa abbia inciso sui miei studi, poiché avevo comunque deciso di non combinare nulla.
Mio padre è stato naturalizzato cittadino francese dopo la guerra, ma non per meriti militari. Quando avrebbe voluto arruolarsi per difendere il paese che lo aveva accolto, lo hanno sbattuto in un campo. Credo lo chiamassero un «centro di raduno per stranieri». Sembra che ci fossero persone di ogni nazionalità. Certo, non era mica Auschwitz, ma era duro, da quello che ci ha raccontato. Soprattutto il freddo. Lo hanno liberato quando ha iniziato a sputare sangue. Perché non infettasse gli altri, suppongo. La Francia, non riconoscente ma forse pentita, ha deciso di naturalizzare questi stranieri che aveva sbattuto nei campi.
Molto tempo dopo, quando mio padre non era già più di questo mondo, la sua storia mi è tornata in mente mentre chiedevo una nuova carta d'identità. Al comune mi hanno detto: «Ah, lei è nato da un padre straniero! Bisogna provare che lei ha optato per la nazionalità francese prima della sua maggiore età». O il contrario, non mi ricordo più.
Fu allora che ebbi un primo dubbio. Prima, la questione non mi aveva mai nemmeno sfiorato. Ero funzionario, poliziotto da parecchi anni. Da giovane mi avevano mandato a visitare il Maghreb e, cercando bene in fondo a qualche cassetto, avrei forse potuto trovare qualche ninnolo di queste avventure passate.
Ma io ero veramente Francese?
E oggi, davanti a questo meccanico dall'accento venuto d'altrove, la domanda mi si è ripresentata sotto un altro punto di vista: Francese sì, ma di quale regione? Nessun parente né in Bretagna né in Corsica. Nessuna casa di famiglia con la soffitta zeppa di ricordi pieni di ragnatele, nessun pezzo di terra al quale aggrapparmi.

Un po' disorientato, ho ripreso il volante della mia 4x4 di un'altra epoca, munita delle sue targhe belle nuove, con su stampato 973.
Da quando ho letto Papillon, ho sempre avuto voglia di visitare la Guyana.

(L'originale è qui. George Moréas, ex-commissario di polizia e scrittore, ha un blog invitato su Le Monde: Police et cetera).

7 commenti:

Stenelo ha detto...

Volevo confusamente lasciare un commento, ma il captcha che mi ritrovo direi che basta e avanza:
exnated
P.S.: exnated. Giuro.

Artemide Diana ha detto...

bellissimo.

Io non la sapevo questa cosa della scelta di targa (ma è vera?!?), sennò invece di 92 avrei fatto mettere 54.

Anja ha detto...

interessante- Grazie di averlo tradotto!

arcomanno ha detto...

Il captcha ti conosce meglio di chiunque altro. Un giorno, me lo sento, nascerà una specie di arte divinatoria che invece dei ching interpreterà i captcha. E poi qualcuno ci scriverà su un romanzo.

@Artemide: non ho idea se sia vera. Ma perché la Meurthe-et-Moselle (con questo tono nobiliare)?
@Anja: prego, figurati. Grazie a te di essere passata da qui.

Colonnello Kurtz ha detto...

Simpatico articolo, grazie Arco.

La prossima volta che cambio targa chiedo se possono mettere RC.

Ciao.

Artemide Diana ha detto...

@Arcomanno: semplice, perché è lì che sono nata (a 5 km da Joeuf, dove è nato M. Platini). :)

Già, sono figlia di emigra(n)ti.

arco ha detto...

Ah, les Ritals! :)