5 maggio 2008

Primavera, balades en ville.

Se bazzicate nel XIV arrondissement cercate di fare un salto in Villa Seurat (XIV arrondissement): si trova uno dei glicini più belli di tutta Parigi (e alcune casupole niente male). Aromaterapia assicurata, basta affacciarsi alla finestra. La maggior parte delle case della via furono costruite dall'architetto André Lourçat per ospitare i suoi amici pittori (tra gli altri, vi abitò Chaïm Soutine).

wisteria villa seurat

Continuando lungo Rue de la Tombe Issoire, dalle parti del Parc Montsouris, passaggio d'obbligo attraverso la Square de Montsouris, una viuzza privata (rarità a Parigi) bordata di antiche case popolari, poi divenute abitazioni di artisti, ora case di gente col fric (che c'est sempre chic). In un paesaggio da Hansel & Gretel, un'unica eccezione: la scatolona che fmontsourisa angolo con Avenue Reille costruita da Le Corbusier per il suo amico pittore Ozenfant.

Qualche via più in là, casupole amene anche in Rue du Parc Montsouris (una villa d'annunziana con tanto di cipresso, voliera e torrette ottagonali).
Sempre nei dintorni, in Rue Georges Braque, nell'atelier che fu del grande pittore ci abita ancora il nipote: scambiando due chiacchiere con un vecchio parigino loquace (esistono, esistono...) abbiamo scoperto che il vegliardo vive rinchiuso nella casa piena zeppa di quadri del nonno e pare che non faccia entrare nessuno: Psychokiller, qu'est-ce que c'est...

6 commenti:

alt ha detto...

Faffaffaffaffa.

suibhne ha detto...

io non ci passo molto dal XIVe... però quasi quasi, un'occhiata al glicine vado a darla...

arcomanno ha detto...

@ suibhne: sì, ne vale la pena. Poi c'è il Montsouris vicino, dove si può sempre andare a leggere un bel libro (anche se è un po' rumoroso, tra RER e marmocchi...)

@ alt: è meglio che scappi scappi scappi scappi viaaaaaaaaaaaa.

alt ha detto...

"VIAGGI PER IL MONDO. Le fotografie sui passaporti somigliano a quel che la gente è realmente. La gente ricca farà lunghi viaggi per andare a vedere la gente povera. Il toast è il piatto nazionale australiano. La gente non viaggia mai per guardare paesaggi piatti. La gente preferisce vedere cose che mangiare. Guardar cartoline è meglio che guardar cose reali. Guardar su è altrettanto terrificante che guardar giù."

Dalla fodera del disco dei Talking Heads "Stop Making Sense", colonna sonora dell’omonimo film-concerto (Jonathan Demme, 1984). (20-05-2005)

arcomanno ha detto...

E' per questo che faccio le cartoline: qualcuno ne ha bisogno. Ma io preferisco guardare cose reali (nella vera vita che esiste ancora, nonostante i situazionismi fuori tempo parfum intellettualnewyorchese dei Talking Heads, che infatti mi piacciono quando suonano di più e talkano di meno: fai musica pop, mica filosofia).

E preferisco mangiare.
E dunque non vale la pena di andare in Australia, se il sillogismo funziona...

alt ha detto...

Già: la vera vita, quella sorca...
Come diceva Wanda Giardino Cavalli alias “Bambola appassionata alla direttrice di fotoromanzi Marilena Alba Vellardi ne "Lo sceicco bianco":
“L’abisso stellato”, “Anime in tumulto”, “Cuori nella bufera”, “Peccato e Tabasco”, “Nel vortice dell’amore”: tutta la settimana aspetto soltanto il sabato che mi porti il mio giornaletto. Vado a prenderlo alla stazione, poi corro a casa, mi chiudo nella mia stanzetta, e lì incomincia la mia vera vita… Leggo tutta la notte…

Magna che ti passa. E se hai sete ti passo il mio bicchiere.