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29 settembre 2011

This must be the place di Paolo Sorrentino (NB: il film, non la canzone dei Talking Heads): la mia recensione!

- Sono andato a vedere This must be the place di Sorrentino.
- Ah, e com'era?
- Ho fatto un post-recensione: non l'hai letto?
- Mah, no. Non l'ho visto proprio. Come l'hai intitolato?
- This must be the place o della vertigine autoriale. Ma non ha avuto un gran successo, in effetti.
- Ah, allora è per quello. Il titolo.
- Eh?
- Ma sì: la gente ha letto This must be the place e ha pensato che fosse un post sulla canzone.
- Ma no, era abbastanza chiaro. Parlavo di dolly, ho messo pure il video di René Ferretti, in Boris, sai la scena del dolly, quando fa: «drogatelli, drogatelli, drogatelli...».
- No, no: haivolutovedereparigi + This must be the place = Talking Heads. E' apodittico.
- Cioè, vuoi dire che nel mio blog non si parla di cinema?
- Ma no: però ne avrai parlato 3 volte. Di musica molto di più.
- Mah, forse hai ragione. E la recensione non era una recensione vera e propria, visto che si rivolgeva soprattutto a chi il film l'aveva già visto. Però proprio tu parli, sui titoli dei post e le recensioni...
- Perché?
- Ti devo ricordare il dialogo dell'altro giorno al telefono?
- ?
- Allora te lo ricordo. Ti ho chiamato e ti ho detto: Pronto, ciao, come va?
- Bene. Ah, lo sai? Sono andato a vedere Habemus Papam di Nanni Moretti.
- Ma scusa, non c'eri già andato?
- No.
- Ma se l'hai recensito sul tuo blog, qualche giorno fa!
- Ma no. Non era mica una vera recensione!
- Eh?
- Ma figurati se faccio una recensione di Habemus Papam. E poi, ti immagini che faccio un post e lo intitolo: «Habemus papam due punti la mia recensione punto esclamativo» (risate).
- Ah beh, in effetti mi pareva un po' strano anche a me. 
- Eh. Ma l'hai letto il mio post?
- Certo che no. Sai, pensando fosse una «vera» recensione, mi sono astenuto. Visto che non ci sono ancora andato. Sai, gli spoiler...
- Beh, certo, ma lo puoi leggere: non c'è nessuno spoiler.
- Ma dunque, se non l'avevi visto, che hai recensito?
- L'ho sognato.
- Cosa?
- Ho sognato il film. E l'ho recensito. Il sogno, non il film. Usando qualche scena che si vede nei trailer. Puoi leggerlo, non c'è nessuno spoiler.
- Ah. Però non credo che l'abbia capito nessuno che non era una vera recensione: i commenti al post mi parevano seri. 
- Eh infatti. Mi sa che non l'hanno capito.
- Sarà che non sappiamo fare i titoli dei post. Oppure siamo troppo avanti... ma insomma, alla fine com'era 'sto film?
- Beh, dai: era meglio il sogno.

17 dicembre 2010

Happy hours non stanno a guardare

E' con grande gioia che annunciamo alla blogosfera tutta la nostra stimabile partecipazione all'evento di grande gemellarità: "1986, annata di Umido Ovest in PBD e di PBD in Umido Ovest", manifestazione carica di effettismo culturale comunicataci dalla stimata amica Miroslava. Aspettando trepidamente i "fatti sportivi, esposizioni di artisticità, viaggi di interturismo, lunghi discorsi uffiziali i ricche appaltature", vogliamo portare un primo e modesto contributo all'iniziativa con la pubblicazione di piccolo sondaggio proposto ai cittadini di Piccola Berlino Democratica (preparato dalla ns. sezione linguistica Edizioni Progress in un speriamo più che corretto pibidese), in segno di Culturalità e Amicizia.
Ecco a voi il sondaggio. 
Buon 1986 a tutti dallo staff di vedereparigituvolutoha (:D).

12 gennaio 2010

Souvenirs de Noël

Montaigne! toi qui te piques de franchise et de vérité, sois sincère et vrai si un philosophe peut l’être, et dis-moi s’il est quelque pays sur la terre où ce soit un crime de garder sa foi, d’être clément, bienfaisant, généreux ; où l’homme de bien soit méprisable, et le perfide honoré.
(Jean-Jacques Rousseau, Émile ou de l’Éducation)

Avanti il prossimo, si sta facendo scuro
(Jean Fabry, Capra&Cavoli)

- Non riconosco più questo paese. I suoi abitanti (giacché "cittadini" è termine che implica un grado di coscienza che non scorgo più) sono stati conquistati da un populismo desolante, lobotomizzati dal qualunquismo spaventoso dei discorsi del Potere. Questi discorsi! Ah, li sento ovunque, tutti uguali. Moltiplicati come un virus mortale, hanno estirpato dalla coscienza degli abitanti di questo paese ogni barlume di umanità, lasciandoli vegetare in una palude infetta di ignoranza, grettezza, cafonaggine, odio verso i deboli, gli stranieri, i diversi e viltà e sottomissione verso i potenti. Questi uomini e queste donne sono morti per sempre, cara Edelmira, e non fosse per l'azzurro profondo dei Vostri occhi, non proverei alcun rimorso se la più spettacolare delle eruzioni ricoprisse domani di un grigio sudario questa landa desolata.
- Non dite sciocchezze, Don Augusto. Le vostre parole piene di rancore non raggiungeranno mai il mio cuore puro, quand'anche i vostri maldestri complimenti riuscissero a trarmi in inganno. Quelli come voi sono stati condannati dalla Storia e si rifiutano di guardare in faccia la realtà. Ma non li vedete come camminano per le strade, vestiti bene e all'ultima moda? Guardateli, mentre ammirano le vetrine e riempiono caffè e ristoranti. Questo è un paese operoso, Don Augusto, un paese ricco e felice, dove non c'è posto per chi semina discordia attraverso il nichilismo.
- Se questo è il vostro ultimo pensiero, arrivederci, cara Edelmira.
- Addio, Don Augusto.

(Edelmira Thompson de Mendiluce, Il secolo che ho vissuto, Buenos Aires, 1968)